Giovanni Maria Guasparri

Da Accademia degli Oscuri.
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Cognome e nome d dagli Accademici "ADOTTATORI di questo personaggio Accademico : 'Fabrizio Betti , XVI Arcioscuro, "l'Essenico" e Accademico Gianfranco Tabegna (il Composto)

= Cognome e nome del Ragguardevole o Particolare Torritese == Giovanni Maria Guasparri

== Luogo di nascita : == Torrita

== Data di nascita : == 24/09/1872

== Luogo del decesso : == Torrita

== Data del decesso : == 30/12/1954

Genitori :[modifica]

Figli :[modifica]

== Fratelli , o parenti importanti : == moglie : GIULIA

== Eventuali discendenti o parenti in vita : = Duccio Guasparri , nipote

== Titolo di studio, titoli onorifico, encomi, riconoscimenti pubblici : == Segretario Comunale ed erudito storico Liceo Classico Guiccardini di Siena

== Album fotografico : == alcune immagini sono riportate al lato


Dicevano di Lui :[modifica]

Specifiche frasi particolari e caratteristiche:[modifica]

Aneddoti :[modifica]

                                          == Bibliografia  : ==


Statuto organico della Pia Associazione Misericor¬dia in Torrita, Anghiari, Ed. Tiberina, 1898.

La rinnovazione periodica dei Consigli comunali, Treviso, Prem. Tip.-lit. di G. Nardi, 1903 [estr. dal periodico “Il segretario comunale”.

Relazione del R.° Commissario Straordinario avv. Alfredo Corelli letto al nuovo Consiglio comunale nell’adunanza del 5 marzo 1904, Siena, Tip. e lit. Sor¬domuti di L. Lazzeri, 1904.

Festa di carità a beneficio dei bambini poveri. Ren¬diconti, note e memorie, Città di Castello, Tipografia dello Stabilimento S. Lapi, 1907.

Charitas. Monologo di A. De Mohr e G. Guaspar¬ri per la festa di carità, in Festa di carità a beneficio dei bambini poveri.

Rendiconti, note e memorie, Città di Castello, Tipografia dello Stabilimento S. Lapi, 1907.

Per l’impianto di una linea telefonica intercomu¬nale nella provincia di Siena. Relazione dei Sindaci di Torrita, Sinalunga e Pienza ai rappresentanti comunali convocati in Siena nel dì 12 febbraio 1910, Siena, Tip. e Lit. Sordomuti Ditta L. Lazzeri, 1910.

Sul disegno di legge per il coordinamento della leg¬ge comunale e provinciale alla legge di allargamento del suffragio, Empoli, Tipografia R. Noccioli, 1913.

In memoria dei militari caduti nel periodo della guerra MCMXV- MCMXIX, In Firenze, Coi tipi della Società per le industrie grafiche G. Spinelli & C, [1919?].

Nella gloria degli eroi della patria. Memoria del sergente Andrea Piochi, Pienza, Ed. La Rinascente, 1921.

Lavori pubblici da eseguirsi nei Comuni della Pro¬vincia.

Relazione della commissione eletta dai rappre-sentanti dei Comuni il 25/3/1922, Siena, Tip. dell’ Ancora, 1922.

Vittoria Pace: la nuova Campana maggiore di Tor¬rita. Discorso inaugurale del Presidente del Comitato per un Ricordo ai Caduti in Guerra, Pienza, Lib. La Rinascente, 1922.

La Madonna della Fonte e la sua chiesa, Siena, Tip. Ed. San Bernardino, 1923.

Ospedale Maestri in Torrita, Relazione della Com¬missione Amministrativa sulle opere compiute e sui resultati economici degli esercizi ospitalieri nel trien¬nio 1923/1925, Firenze, Stab. Tipo- Litografico G. Spinelli & C., 1926.

Torrita e Montepulciano nella prima metà del Du¬gento: sanguinosi riflessi delle rivalità senesi e fiorenti¬ne. Dagli “Appunti d’arte e di storia paesana” (inedi¬ti), Firenze, Stab. Tipo-Litografico G. Spinelli&C., 1926.

“Torrita linea telefonica di Siena”. Deliberazione del Podestà del 20 agosto 1927 - Anno V, Siena, Sta-bilimento Arti Grafiche Lazzeri (tip. Sordomuti), 1927.

La Madonna dell’Olivo e la sua Chiesa. Dagli ap¬punti d’arte e di storia paesana, inediti, Siena, Tip. S. Bernardino, 1928. Ricordo dell’inaugurazione dell’acquedotto dal Vivo a Torrita di Siena nella festa patronale del 29 gen¬naio 1931 - IX, Siena, Stab. Arti Grafiche Lazzeri, 1931.

Relazione del Commissario Prefettizio sull’am¬ministrazione straordinaria dell’Ospedale Maestri in Torrita di Siena nel quinquennio 1926/1931, Cassino, Tipografia editrice L. Ciolfi, 1931.

Una terra senese dopo la caduta della repubblica. Appunti d’arte e di storia, “La Diana”, a. VII (1932), fasc. III, pp. 3-5.

Madonna della Pace in Torrita di Siena. 6-15 ago¬sto 1932 - X, “La Diana”, a. VII (1932), f. III, pp. 3-5.

Torriti non da Torrita, “Il frontespizio”, a. IX (1937), n. 4, p 319.

Mons. Giovanni Maria Carosi, Arezzo, Tip. Leo¬nardo Bruni, 1947.

La restituzione del suo primo storico nome alla Cit¬tà Poliziana. Deliberazione del Consiglio comunale del 30 aprile 1949, Montepulciano, Tip. Nuova, 1950. La Chiesa di s. Maria dei Servi in Montepulciano. Appunti di storia e di arte poliziana, Firenze, Tip. Stab. Graf. Commerciale, 1952.

La vita e le opere di Angelo Poliziano. Notizie per il popolo in ricordo del V centenario della nascita, Mon-tepulciano, giugno mcmliv, Milano, Tip. Same, Soc. An. Milanese Editrice, 1954.

Un capolavoro di Francesco Vanni a Torrita di Sie¬na, “Terra di Siena”, a. VIII (1954), f. 1, pp. 20-21.

Il ritorno del grande esule, “Terra di Siena”, a. X (1956), f. 3, pp. 30-32.

Appunti, spunti, scampoli, ritagli e curiosità d’arte e di storia patria. Manoscritto di Giovanni Guasparri. Volume primo. Indice, Empoli, Tipografia Noccioli, s. a.


                                Ripetizione, con aggiunte, della bibliografia 


STATUTO ORGANICO DELLA PIA ASSOCIAZIONE MISERICORDIA IN TORRITA (Ed. Tiberina – Anghiari, 1898)

LA RINNOVAZIONE PERIODICA DEI CONSIGLI COMUNALI (Ed. Nardi – Treviso, 1903)

Redazione della relazione del Regio Commissario Straordinario Gorelli del 1904

FESTA DI CARITÀ (Ed. Lapi – Città di Castello, 1907)

PER L’IMPIANTO DI UNA LINEA TELEFONICA INTERCOMUNALE NELLA PROVINCIA DI SIENA – RELAZIONE DEI SINDACI DI TORRITA, SINALUNGA E PIENZA AI RAPPRESENTANTI COMUNALI CONVOCATI IN SIENA NEL DÌ 12/2/1910 (Ed. Lazzari – Siena, 1910)

disegno di legge “per il coordinamento della legge comunale e provinciale alla legge di allargamento del suffragio (presentato nell’anno 1910)

NELLA GLORIA DEGLI EROI DELLA PATRIA – MEMORIA DEL SERGENTE ANDREA PIOCHI (Ed. La Rinascente – Pienza, 1921) LAVORI PUBBLICI DA ESEGUIRSI NEI COMUNI DELLA PROVINCIA – RELAZIONE DELLA COMMISSIONE ELETTA DAI RAPPRESENTANTI DEI COMUNI IL 25/3/1922 (Ed. Dell’ Ancora – Siena, 1922)

VITTORIA PACE LA NUOVA CAMPANA MAGGIORE DI TORRITA (Ed. La Rinascente – Pienza, 1922)

IN MEMORIA DEI MILITARI CADUTI NEL PERIODO DELLA GUERRA 1915/1918 (Ed. Spinelli - Firenze)

LA MADONNA DELLE FONTI E LA SUA CHIESA (Ed. San Bernardino, 1923)

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AMMINISTRATIVA SULLE OPERE COMPIUTE E SUI RISULTATI ECONOMICI DEGLI ESERCIZI OSPITALIERI NEL TRIENNIO 1923/1925 – OSPEDALE MAESTRI IN TORRITA (Ed. Spinelli - Firenze, 1926)

TORRITA E MONTEPULCIANO NELLA PRIMA METÀ DEL DUGENTO (Ed. Spinelli – Firenze, 1926)

TORRITA DI SIENA – DELIBERAZIONE DEL PODESTÀ DEL 20/8/1927 (Ed. Lazzari – Siena, 1927)

LA MADONNA DELL’ OLIVO E LA SUA CHIESA (Ed. San Bernardino, 1928)

RICORDO DELL’ INAUGURAZIONE DELL’ ACQUEDOTTO DAL VIVO A TORRITA DI SIENA (Ed. Lazzari – Siena, 1931)

RELAZIONE DEL COMMISSARIO PREFETTIZIO SULL’ AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DELL’OSPEDALE MAESTRI IN TORRITA DI SIENA NEL QUINQUENNIO 1926/1921 (Ed. Ciolfi, 1931)

MADONNA DELLA PACE IN TORRITA DI SIENA (1932)

UNA TERRA SENESE DOPO LA CADUTA DELLA REPUBBLICA (Ed. La Diana, Siena)

L’ORATORIO DELLA MADONNADELLE NEVI

La Chiesa di S: Maria dei Servi in Montepulciano (luglio 1952)

La vita del Poliziano (1954)

Redazione dello Statuto dell’Opera della Chiesa dei SS Costanzo e Martino in Torrita

Ospedale Maestri: Clinica Rosa Vitolo

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                                              == Biografia : ==


Giovanni Maria Guasparri nasce a Torrita il 24 settembre del 1872. La famiglia, di antica residenza torritese e fra le più notabili del paese, lo avvia presto agli studi classici, che Giovanni Maria compirà con successo presso il Liceo Guicciardini di Siena. L’interesse per il Diritto, in particolare per quello amministrativo, lo condurrà ben presto alla “patente” di Segretario Comunale, conferitagli il 9 ottobre 1893, viatico ad un periodo di tirocinio svolto presso gli uffici del Comune di Torrita, dove viene nominato Segretario Comunale effettivo nel 1898. La profonda competenza giuridica e amministrativa lo colloca ben presto come punto di riferimento per gli amministratori di Torrita e non solo. Commissario, prima regio e poi prefettizio, del Comune di Trequanda, viene chiamato a numerosi ed importanti incarichi, come quello di Segretario del Consorzio per l’impianto del telefono in Provincia di Siena. Inizia in quegli anni la sua collaborazione con varie istituzioni torritesi. Segretario della Compagnia di Carità dal maggio 1894, viene nominato Cancelliere dell’ Accademia degli Oscuri. Collaboratore di periodici come “L’Araldo Poliziano” e “La Nazione” e con riviste amministrative tra le più note del tempo, Guasparri si pone per molto tempo come figura centrale della vita di Torrita. Giungono inattese quindi le sue dimissioni dall’incarico di Segretario Comunale nel 1924. In realtà Guasparri, che ha vissuto con disagio i turbinosi mutamenti indotti anche a Torrita dall’evolversi della situazione politica nazionale, il tramonto dell’amministrazione socialista a favore prima di una gestione straordinaria e successivamente di quella fascista, lascia per dedicarsi a una più redditizia collaborazione con Vittorio Vitolo, titolare di società industriali, di cui diviene consulente legale, amministrativo e fiscale. L’avvento del fascismo ridimensiona in quegli anni la centralità del Guasparri nella vita del paese. Additato come mancato sostenitore del regime o addirittura antifascista, Guasparri, se ancora nel 1922 era stato Presidente del Comitato per la Campana di Torrita, nel giro di poco tempo si vede costretto a rassegnare le dimissioFra pubblico e privato ni da Presidente del Comitato per l’erigendo monumento ai caduti. A rendere ancora più difficili quegli anni, due eventi dolorosi: la morte dell’amata moglie Giulia nel 1928 e il clamoroso fallimento della Cassa rurale di Torrita, della quale Guasparri era uno degli amministratori. A consolarlo, quell’attività di scrittura e di ricerca mai smessa, che trova nuova linfa nel decennio dedicato a quella che possiamo definire la sua opera più rilevante, la redazione di quella «antologia paesana scritta per diletto, per amore della terra natale e perché non vada perduta qualche orma, talvolta non scoperta o poco conosciuta, del suo passato». Stesi fra il 1921 e il 1929, gli Appunti, spunti, scampoli, ritagli e curiosità d’arte e di storia patria, in tre volumi, costituiscono la testimonianza di sintesi dell’impegno e della dedizione di Giovanni Maria Guasparri verso Torrita. Quasi a coronamento di un’opera che resta tuttora fondamentale per la storia e l’arte del paese, l’Accademia degli Oscuri, di cui per molti anni era stato Cancelliere, redigendo e riordinando gli atti, assicurandone così la memoria, nel 1932, all’unanimità, gli conferisce la prestigiosa nomina di Accademico onorario. Ma la partecipazione di Guasparri alla vita pubblica di Torrita, nonostante le amarezze e gli anni difficili, non si interrompe. È lui a promuovere e presiedere il Comitato popolare per «curare gli interessi della popolazione vilmente abbandonata dalle autorità responsabili e di difendere le sorti diuturnamente minacciate dalla barbarie nazista», come risulta agli atti del Comitato di Liberazione, interprete dei sentimenti di gratitudine dell’intera popolazione torritese. Gli ultimi anni Giovanni Maria Guasparri li trascorre serenamente nella sua Torrita, circondato dall’affetto dei figli e dei nipoti. Quelli che ancora ricordano «nonno Nanni» mentre suona l’organo a messa nella Collegiata, ma anche quando, in momenti meno solenni ma altrettanto significativi, sfida a terziglio il sor Cesare Casagni e il farmacista dottor. Bufalini, o quando risolve o redige quei giochi di enigmistica di cui era esperto appassionato. Giovanni Maria Guasparri muore il 30 dicembre 1954.


                                                Non solo Appunti
                        "Appunti, spunti, scampoli, ritagli e curiosità d’arte e di storia patria"


Il titolo, forse un po’ minimalista, tradisce una modestia non di facciata, ma che – a quanto si conosce – faceva parte del personaggio. In realtà l’opera, la corposa mole di notizie e riflessioni su Torrita che Giovanni Maria Guasparri ha lasciato, quello zibaldone che se non ha forse il merito di organicità di trattazione ha comunque il pregio di porsi come fonte storica primaria per Torrita, rappresenta in modo esemplare quello che era lo stato della ricerca storica in Italia fra la fine dell’800 e la metà del secolo successivo: un’erudizione volta soprattutto ai piccoli centri, dominata dal culto del documento, dell’inedito, del piccolo contributo originale, dell’apporto qualificato a ricostruzioni future di più ampia sintesi. In una storia italiana effettivamente policentrica, animata da realtà locali in qualche misura sempre protagoniste a loro modo del continuo dipanarsi degli eventi nella Penisola e partecipi non sempre periferiche di processi di più estesa portata, il contributo erudito di primo ‘900 confluiva nello sforzo comune di ridare valore al genio italiano, di mostrare quanto fosse degno e prestigioso il passato di tanti luoghi e il vissuto di tante comunità, spesso non fra le maggiori e più celebrate. Insomma «quel certo affetto al natio loco» - come lo avrebbe definito Benedetto Croce - si volgeva anche in Guasparri nell’impegno a censire in dettaglio il patrimonio artistico e storico locale, soprattutto quello relativo all’espressione artistica medievale e rinascimentale, inserendolo nella storia generale e nella tradizione dell’arte italiana. Ma non soltanto a censirlo: a esaminarlo, a studiarlo, a rintracciarlo nelle fonti archivistiche e documentarie, a valorizzarlo in maniera adeguata, in una nuova consapevolezza del valore educativo e culturale tout court dell’espressione storico-artistica. Articoli su periodici, opuscoli, saggi e accorate sollecitazioni alle autorità testimoniano concretamente della lunga “lotta” di Giovanni Maria Guasparri contro l’indifferenza e l’incuria per i resti di quei monumenti che il tempo aveva risparmiato. In questo senso Guasparri fu certo operaio infaticabile e sensibile nel campo che si era scelto, animatore di iniziative d’indagine, censimento, restauro e conservazione, e indubbiamente, nonostante le difficoltà apportate dal risiedere in un centro periferico, uno dei migliori cultori di storia locale a lui contemporanei, votato, nel suo culto del documento e della testimonianza archivistica, a fondare scientificamente le sue riflessioni e le sue rivalutazioni. Sarebbe sbagliato comunque pensare che la sua spasmodica attenzione documentaria si riduca a sterile feticismo delle carte: l’anteporre sempre il documento alla narrazione storica in Guasparri sembra piuttosto un programma teorico, un modo di far capire che il problema della ricerca e dell’attività critica va affrontato innanzitutto e preliminarmente con lo studio, con un’operosità instancabile e fertile, in grado di registrare accuratamente le testimonianze del passato e di confrontarsi con gli aspetti tecnici dell’inventario e dell’organizzazione delle fonti. Ma, insieme all’approccio storico-documentario, negli Appunti di Guasparri c’è, forte, anche la volontà di un recupero dell’identità storica stessa di Torrita: di personaggi, monumenti, aneddoti, tradizioni, toponomastica antica, visitatori illustri, di tracce labili di un passato antropologicamente inteso, con i tutti i suoi riflessi sociali e culturali sulla modernità e contemporaneità del paese. Un patrimonio smisurato di figure, tradizioni, attività, episodi, occasioni, trattato con stille colloquiale e elevato a ordito robusto di un intero tessuto sociale, che – sembra dirci Guasparri dalle pagine dei suoi Appunti – non va disperso e anzi va valutato nella sua giusta luce, anche raccogliendo testimonianze orali relative alla vita passata di Torrita, alla sua storia, ai suoi mutamenti e al suo patrimonio storico-artistico. Una sorta di duplice anima insomma in Guasparri: quella dell’erudito positivista della “nuova scuola storica” e l’appassionato torritese ancora incline ad accettare testimonianze da una tradizione locale spesso inquinata di municipalismo aneddotico. È come se, ripercorrendo le pagine di un’immaginaria guida del territorio, Guasparri tenti di far rivivere anche un mondo perduto, di ridare spessore e vita a frammenti, a brandelli di documentazione e di vita sociale, a relitti di documenti e di opere d’arte. Conservazione, valorizzazione, primato del documento: Guasparri coglie in pieno l’importanza della storia locale e, in questa, l’apporto che la paleografia, la diplomatica, l’araldica possono fornire nello studio del patrimonio storico-artistico medievale e non solo; i dati positivi, i documenti che della storia sono testimoni. In realtà nel corso della sua vita Guasparri avrebbe provveduto più volte a pubblicare brani consistenti del suo lavoro. Ne fa fede Una terra senese dopo la caduta della repubblica. Appunti d’arte e di storia nella senese nella rivista “La Diana”, ma va ricordato anche il passaggio alla stampa di brani rilevanti della sua documentata ricostruzione storica della piccola patria: Torrita e Montepulciano nella prima metà del Dugento: sanguinosi riflessi delle rivalità senesi e fiorentine. Dagli “Appunti d’arte e di storia paesana” (inediti); La Madonna dell’Olivo e la sua Chiesa. Dagli appunti d’arte e di storia paesana, inediti, In memoria dei militari caduti durante la guerra 1915-’18, e ancora i brani apparsi a commento di un’importante delibera podestarile relativa al mutamento del nome di Torrita, ma soprattutto la pubblicazione dell’indice del primo volume degli Appunti, prodromo solo vagheggiato e mai realizzato a una stampa completa dell’opera. Insomma molte parti del manoscritto meritoriamente edito in forma integrale dall’amata Accademia degli Oscuri nel 2012 costituiscono il canovaccio per un’intensa attività pubblicistica di Guasparri durata per molta parte della sua vita, densa di contributi passati alla stampa o rimasti solo allo stadio di “appunti” in vista di futuri lavori da pubblicare. Analizzando la bibliografia di Guasparri tre considerazioni sorgono spontanee: la prima è che una parte della sua produzione è inevitabilmente scandita e quindi legata al suo ruolo di funzionario amministrativo del Comune di Torrita; la seconda è che il decennio fra gli anni Venti e Trenta è forse il più prolifico della sua produzione e il più fecondo di risultati (non è un caso che i tre volumi di Appunti vengano vergati fra il 1921 e il 1929); la terza è che, nonostante l’impegno verso un’indagine che si fa via via più ampia, capace di estendersi anche ad altre realtà del territorio chianino, l’obiettivo su Torrita non viene mai meno: sorta di filo continuo, di motivo conduttore di tutta la sua attività di studioso. È seguendo questo filo rosso che potremmo dividere la sua produzione in due grandi settori: quello attinente a una sorta di “ufficialità” dettata dalle sue funzioni di scrupoloso segretario del Comune di Torrita o come attivo presidente del Comitato per un ricordo ai Caduti in guerra (uno dei molti incarichi affidati nel corso degli anni a Guasparri, che fu uno dei protagonisti delle celebrazioni e della ritualità torritese in un lungo arco di anni) e quella invece che fa direttamente riferimento alla sua tensione erudita. Nel primo caso dobbiamo rifarci a contributi specialistici come La rinnovazione periodica dei Consigli comunali, del 1903, o Sul disegno di legge per il coordinamento della legge comunale e provinciale alla legge di allargamento del suffragio, di dieci anni più tardi, ma qui vanno forse inseriti anche i molti apporti “occasionali” allo scorrere della vita torritese dei primi decenni del Novecento: dagli auspici per l’installazione di una linea telefonica, alla celebrazione dei caduti, all’inaugurazione della tratta di acquedotto fino a Torrita, al già citato commento alla deliberazione del Podestà dell’agosto 1927 relativa al cambio di nome di Torrita in Torrita di Siena, al monologo in versi martelliani Charitas scritto per la Festa di Carità del 1907, fino ai molti discorsi pubblici pronun5 ciati in varie circostanze. Produzione questa non trascurabile, spesso occasione per svolgere riflessioni di carattere storico e artistico già presenti, sia pure in embrione, negli Appunti, ma soprattutto cifra di una partecipazione attiva alla vita di Torrita che non venne mai meno in un Guasparri sempre orgoglioso delle sue origini e sempre impegnato a rivendicare la rilevanza storica e artistica della piccola patria. Pure in questo interesse esclusivo per la dimensione locale (e forse proprio per l’inserimento di questa in una nuova storiografia che guardava ai piccoli centri come elementi decisivi per la ricostruzione di un quadro più ampio e italiano) non sarebbero mancati contributi e apporti di Guasparri a periodici a diffusione nazionale. È il caso, eclatante, di un articolo sulla rivista fiorentina “Il frontespizio” diretta da Piero Bargellini e che contava allora fra i suoi collaboratori artisti e intellettuali del calibro di Ardengo Soffici, Carlo Bo, Carlo Betocchi, Corrado Pavolini, Mario Luzi, Giovanni Papini, Lorenzo Viani, Leonardo Sinisgalli, Alfonso Gatto, Ottone Rosai. Una presenza significativa nel panorama culturale italiano che, pur non opponendosi apertamente al fascismo, inaugurava quella poetica e politica dell’assenza che più tardi, con l’ermetismo, avrebbe marcato il suo distacco dal regime. La nota di Guasparri, pubblicata nell’aprile 1937, annotava un precedente articolodi Bargellini su Cimabue solenne dipintore e si intratteneva sulla figura di Jacopo da Torrita, precisando i termini della confusione ingenerata dalle Vite del Vasari che di fatto non distinguevano fra lo Jacopo, francescano, autore dei primi mosaici del Battistero di Firenze, e lo Jacopo Torriti romano, artefice fra il 1291 e il 1295 dei mosaici absidali di S. Giovanni in Laterano e di S. Maria Maggiore. Una questione complessa, che investiva un personaggio legato direttamente a Torrita, e che Guasparri avrebbe ripreso qualche anno dopo in un lungo articolo pubblicato sulla terza pagina de “L’osservatore romano”. Ma non sono solo questi i suoi contributi di apparsi su periodici di rilievo. Va ricordato sicuramente almeno l’articolo dal titolo A proposito del soffitto degli Scalzi, apparso su “La tribuna” dell’8 gennaio 1927, dedicato all’opera di Arturo Viligiardi, il «maggiore artista vivente di Siena», e anche la nota sulla Cronaca di Siena de “La Nazione” del 2 marzo 1928, ancora su Viligiardi e su un’altra sua opera, collocata stavolta nella Cappella del Voto del Duomo di Siena. Senza contare, su “Terra di Siena”, bella rivista allora pubblicata a cura della senese Azienda Autonoma di Turismo, Il ritorno del grande esule, dedicato a un dipinto di Girolamo di Benvenuto presso lo Spedale di Santa Maria della Scala. Negli Appunti, ma in genere in tutta l’opera di Guasparri, l’apporto archivistico e il vaglio documentario vanno ad affiancare le fonti a stampa per la storia e l’arte di Torrita. Guasparri, come già sottolineato, è aggiornatissimo dal punto di vista bibliografico. Annota, commenta, discute nelle pagine degli Appunti saggi, articoli, note di argomento torritese apparse su vari periodici, anche a limitata diffusione e di difficile reperimento. Per averne un quadro non certo esaustivo si rimanda alla Bibliografia che lui stesso fa seguire alla conclusione del primo volume dell’opera, nella quale rende conto per la verità solo di alcune delle opere citate nello svolgersi delle sue pagine, e all’elenco delle opere che segue questa nota. Ma quella Bibliografia merita forse in questa sede un breve commento, dettato dalla considerazione di un percorso erudito composito e variegato, che attinge a piene mani da quanto già pubblicato su Torrita, ma soprattutto si muove in una dimensione archivistica densa di fonti note, ma anche di scoperte e ritrovamenti inaspettati, suggeriti o dovuti all’iniziativa personale. Una prima considerazione attiene al Bartolomeo Gherardini della Visita alle terre del Granducato di Cosimo III nella seconda metà del Seicento e al Pecci de Lo stato di Siena antico, e moderno, consultato da Guasparri nella copia esistente nella Comunale di Siena. Due relazioni manoscritte su Torrita compilate a distanza di quasi un secolo ma distanti non solo cronologicamente. La relazione Gherardini costituisce in realtà una delle fonti principali per l’opera del Pecci, che comunque guarda alla situazione coeva dei centri solo in funzione di un’operazione storiografica di più ampio respiro. Il suo interesse infatti è più rivolto a evidenziare la storia delle località che avevano costituito lo Stato della Repubblica di Siena, città da riaffermare in quel particolare momento storico come realtà dal passato già nobile e dominante. L’occhio attento alle condizioni presenti costituisce insomma, alla fine, soltanto l’elemento di contrasto per mostrare i termini concreti della decadenza di un territorio successiva alla dolorosa perdita dell’autonomia repubblicana, all’avvento della dominazione medicea, all’instaurarsi del governo della Reggenza lorenese, alla politica dell’ultimo, giovane, granduca. Al contrario, nel quadro «un po’ generico, ma soprattutto troppo ufficiale» dalla relazione stilata dal Gherardini, risalta una situazione viva, concreta, tangibile, quasi in presa diretta, frutto di una “visita” istituzionale programmata dall’alto e bisognosa di immediati riscontri oggettivi. Ma proprio da questa diversità di approccio, alla fine, riesce ad emergere con forza la realtà del borgo nell’arco di un secolo. Gherardini è la fonte primaria per Guasparri, che non esita a pubblicare per intero il brano relativo a Torrita nel secondo volume, mediando fra le diverse copie che gli erano pervenute o che aveva reperito personalmente . Senza contare che nel terzo volume ricorrerà ancora a lui per illustrare la toponomastica del territorio di Torrita incrociandolo con gli Stati d’anime parrocchiali . L’opera del Pecci è invece una scoperta del 1901, dovuta a un suggerimento di Giuseppe Rondoni, l’autore di una conferenza su Siena nel secolo XVI più volte citata da Guasparri. L’erudito vi attingerà abbondantemente e meraviglia che, come nel caso del Gherardini, non proceda alla sua trascrizione integrale, ma se ne serva in più punti, più che altro come integrazione alla Visita seicentesca, che d’altra parte costituisce una delle fonti primarie dell’opera pecciana e, nel caso di Torrita, di quella del De Angelis. Ma, al di là delle due memorie citate va notato come la ricerca di Guasparri guardi con insistenza anche al Romagnoli della Biografia cronologica de’ belllartisti senesi, fino ai poco noti fondi archivistici locali come gli Stati d’anime della parrocchia di Torrita dall’anno 1712, le deliberazioni del Consiglio Comunale, le memorie del Capitolo della Collegiata, i Capitoli, le deliberazioni e le memorie dell’Accademia degli Oscuri. Un vero e proprio intreccio documentario: i fondi dell’Archivio di Stato di Siena e della Comunale della stessa città, come quelli di Firenze, vengono insomma integrati con la documentazione reperita in loco. L’archivio comunale di Torrita costituisce uno dei luoghi privilegiati della ricerca di Guasparri, probabilmente il primo a servirsene in maniera organica. Da lì gli Appunti traggono materia sostanziale, soprattutto per quanto riguarda il patrimonio artistico del territorio, ma anche i dati catastali, per ridefinire la proprietà degli edifici e la loro evoluzione storica. Qualche accenno alla bibliografia alla quale fa riferimento Guasparri non può invece che partire dall’opera del De Angelis. A parte il palese disaccordo sulle origini di Fra Iacopo da Torrita e qualche errore di trascrizione giustamente sottolineato, Guasparri si serve a piene mani delle Notizie istorico-critiche di fra Giacomo da Torrita nobil terra della Toscana…e ne fa in qualche modo la sua guida per la storia di Torrita e del suo territorio. Seguendo, a volte correggendo e integrando l’opera del francescano, Guasparri costruisce in qualche misura tutta la sua opera, sia l’inedito degli Appunti che l’edito dei contributi passati alla stampa. Lo considera una sorta di compagno di viaggio nella conoscenza di Torrita. Ma, al di là di queste poche annotazioni, sarebbe difficile seguire per intero il percorso bibliografico di Guasparri e le molte opere da lui consultate per la compilazione degli Appunti: i frequenti riferimenti al Repetti del Dizionario, i riscontri effettuati sull’opera di Del Corto sulla storia della Valdichiana, le cronache del Sozzini e del Roffia sull’ “Archivio storico italiano”, l’Inventario di Francesco Brogi degli oggetti d’arte della Provincia di Siena, le annate del “Bullettino senese di storia patria”, Gli stemmi senesi antichi e moderni, manoscritto della Comunale di Siena, e molto altro. Tutto questo senza contare quella ponderosa Esposizione de colori delle armi delle città, terre e castelli dell’antico e moderno Stato di Siena (193 emblemi), pubblicata con le incisioni di Gaspero Pecchioni verso la metà del ‘700, esistente anch’esso presso la Comunale di Siena, che rinvia graficamente in maniera articolata e puntigliosa alla trama fitta dei rapporti tra famiglie nobili locali e storia del territorio a lungo egemonizzato dalla repubblica. Una citazione particolare meriterebbe anche in questa sede Giulio Tamagnini, “coltissimo nostro concittadino”, amico e sodale di Guasparri in tante sue iniziative, e autore de L’intensa vita storica di una borgata del Senese, pubblicato sul romano “Corriere d’Italia”, più volte citato negli Appunti. Ma la dimensione dell’amicizia collaborativa a questa opera sarebbe davvero troppo estesa per tentarne una sia pur minima illustrazione in questa sede.