Nazareno Mucciarelli

Da Accademia degli Oscuri.
Cognome e nome dall’Accademico (o dagli Accademici o degli Amici dell'Accademia) "ADOTTATORE/I di questo personaggio

Nome , cognome del personaggio : NAZZARENO MUCCIARELLI

Pseudonimo, soprannome o diminutivo

Luogo e data di nascita 3 maggio 1852 Torrita

Luogo e data del decesso 27 gennaio 1899 Aquila

Genitori

Figli

Fratelli , o parenti importanti

Eventuali discendenti o parenti attualmente in vita

Araldica : (descrizione stemma /armi della casata o se possibile immagine )

Attività, professione, mestiere o altro[modifica]

Titolo di studio, titoli onorifico, encomi, riconoscimenti pubblici

Storia del personaggio :Nazareno Mucciarelli (3 maggio 1852 - 27 gennaio 1899). Studiò a Perugia e a Napoli; a Bologna si laureò. Fu medico condotto a Manciano, ad Anghiari e a Grottaferrata e chirurgo primario a Massa Marittima. “Ma ben altri erano i suoi ideali – disse su suo feretro il dott. Vincenzo Bafile, presidente dell’ordine dei medici di Aquila. Trasferitosi in Roma, in breve tempo vi ebbe clientela numerosa e scelta, ma l’Università degli studi lo chiamò di nuovo, ed eccolo assistente e poi coadiutore del Magini, professore di fisiologia generale. Provetto nelle ricerche istologiche e padrone del microscopio, i nuovi orizzonti che si aprivano alla scienza lo attrassero, e da capo a studiare batteriologia. Con sì largo corredo di cognizioni medico-chirurgiche, istologo e batteriologo, chi più sicuro di lui poteva cimentarsi al concorso di medico provinciale con la coscienza certa di riuscir tra i primi? - Venuto in Aquila nel dicembre del 1891, abbiamo tosto ravvisato in lui un collega affabile e buono. Sperimentato il suo valore sia nel discorrere familiare, sia in consultazioni presso il malato, ne abbiamo sempre apprezzato il pronto ingegno, la vasta cultura, il possesso delle nozioni più minute sul progresso delle mediche discipline, la fede viva sui trionfi, non prossimi ma certi, della batteriologia e della sieroterapia. Quale stima facessero (sic) del Mucciarelli gli uomini del Governo e la direzione di sanità vien provata dal suo invio in Napoli e poscia Palermo nella ricorrenza colerica del 1893. Si ebbe in seguito la croce di cavaliere, non ambita, mai messa in mostra, ma ben meritata. Medico della nostra provincia per sette anni, dalla città capoluogo al minuscolo comune, tutto ei descrisse e rilevò circa lo stato igienico; e i suoi resoconti annuali, letti al Consiglio sanitario provinciale, rimarranno tesoro prezioso per un futuro, e speriamo prossimo, risanamento igienico.” Il Dott. Bafile, dinanzi alla manifestazione di compianto veramente straordinaria, fatta da’ suoi concittadini per la morte del Mucciarelli, così concluse: “Oggi la città di Aquila piange e onora il caro estinto, come potrebbe onorare e piangere il migliore dei suoi cittadini.” In proposito della missione da lui compiuta nella capitale della Sicilia durante l’epidemia colerica, il cav. Giuseppe Mucciarelli di Montefollonico così scrive in un suo necrologio (Torrita, tip. della Valdichiana, 1899): “Alla sua partenza, dopo aver ridonata la più grande ricchezza, che è la salute, alla città di Palermo, fu fatto segno di simpatia e di gratitudine da tutti quei cittadini; fu un vero trionfo. Ed il Consiglio comunale di quella illustre città, bene interpretando i sentimenti del popolo, lo acclamò suo cittadino benemerito.” Ed il consigliere delegato della prefettura di Aquila, cav.uff. avv. Fer- Di alcuni ragguardevoli torritesi del secolo XIX dinando Fanelli, nel discorso che pronunziò sulla bara del Mucciarelli, gli rivolse una commossa apostrofe: “Ti vedo, o mio Nazareno, nelle anguste vie di Napoli e di Palermo, angelo consolatore dei morenti e degli afflitti dal terribile morbo...” Quando morì, tutti i giornali di Aquila gli dedicarono affettuosissime necrologie, nelle quali non solo si ricordava il suo valore di scienziato e di funzionario, ma anche le sue benemerenze di cittadino e di filantropo. L’ Aquila: “Con la morte del Mucciarelli l’Aquila perde un funzionario modello, un sanitario di prim’ordine ed un cittadino probo ed integerrimo.” Notevole specialmente è il ricordo necrologico comparso nell’Avvenire e firmato V.V. (probabilmente l’avv. Vittorio Vicentini, capo del partito socialista aquilano, che inviò anche una bellissima corona di fiori) . Ne tolgo qualche brano: “Enorme e grandissima fu la sorpresa e dolorosissima la impressione, quando la sera del 27 corrente si diffuse con la rapidità di un fulmine per Aquila la inaspettata e triste novella, che Nazareno Mucciarelli, il medico provinciale di Aquila, il buon Nazareno, l’uomo dal cuore nobile e generoso, il cittadino integerrimo, il chimico (sic) contentissimo, il medico munificente e democratico che senza ostentazione accorreva in tutti i tuguri dei nostri operai, portando il soccorso della sua arte e quasi sempre il sollievo del suo denaro, per un intimo affetto che lo legava alla classe dei poveri e dei diseredati ed alle loro sofferenze...” “...Ma quelli che portano scolpito nel cuore il ricordo di un uomo così buono e così caritatevole sono gli operai e le classi misere di Aquila, verso cui egli provò coi fatti tutta la sincerità dell’affetto che portava loro.” Dall’ Indipendente: “Era una completa figura di uomo, intellettualmente colto, eroicamente (?) generoso, leale e benefico, un perfetto tipo di gentiluomo. Egli.... passava beneficando. Quando le infermità colpivano i disgraziati, i derelitti della fortuna, egli accorreva, angelo di conforto e di sollievo, e con intelletto di amore s’andava a scongiurare una catastrofe... Nella sua bontà, non si accontentava della sterile parola di conforto, ma dava generoso sussidio, ridonava la sanità all’infermo dava il pane alla famigliuola di lui. Ed i poverelli, che lo amavano come un grande benefattore, lo hanno pianto e lo piangono più di ogni altro...” Effettivamente il Dott. Mucciarelli, senza essere eroicamente generoso, come scrisse con esuberanza meridionale il necrologo dell’“Indipendente”, ebbe il cuore largamente aperto ad ogni pietà umana, e in ciò somigliava alla madre sua, che fu una pietosa benefattrice dei poveri, Di alcuni ragguardevoli torritesi del secolo XIX onde è sempre ricordata con reverenza e gratitudine. Per questo, quando anche io in Aquila parlai al suo trasporto funebre, rievocai il ricordo della madre di lui con una felice ispirazione che culminò la commozione da cui era pervasa la grande folla accorsavi: “...e lassù, nel nostro modesto camposanto, circondato dagli ulivi, dove dormirai accanto alla tua santa madre, sarai sempre ricordato, pensato, benedetto!” Ringraziai a nome della famiglia e di Torrita per la larga spontanea unanime manifestazione di cordoglio: “E grazie, soprattutto, a te, Aquila generosa e ospitale, che in questa occasione hai mostrato tutto il tuo gran cuore, del quale si spesso là, nella nostra remota Torrita, egli ci parlava... Grazie dal profondo del cuore a questa città nobilissima e gloriosa, che egli amava come una seconda patria e da cui, ora lo vediamo, era sì profondamente riamato. E perché? Perché era buono servizievole affettuoso, compagnone, filantropo... E che quest’ultima qualità in lui apprezzaste, ce ne accorgiamo dal largo stuolo di orfani e di mendici, che son venuti qui a rendere l’ultimo tributo di affetto, a dire l’ultima parola di benedizione del loro benefattore...” Infatti il funebre corteo era aperto dai poveri ricoverati nell’ospizio di Colledimaggio. E dissi ancora: “Egli, come ora formava il vanto, l’orgoglio del presente, costituiva per noi la speranza dell’avvenire; perché ci diceva che voleva passar l’età matura e la vecchiaia a Torrita - e ciò significava per noi pace nelle divergenze, retto criterio nella pubblica cosa, sentimento di vivere civile nei diritti e doveri sociali...” Il mio discorso, come ho accennato, fece grande impressione; ebbi commosse felicitazioni da tutte le autorità e notabilità presenti nella vasta piazza del Castello, dove sostò l’interminabile corteo, e tutti i giornali di Aquila e anche il “Don Chisciotte” di Roma ebbero parole di ammirazione anche esagerate. Anzi alcuni giornali locali, fra cui l’ “Aquila” e il “Pensiero”, lo riportarono addirittura per intero. Oltre i nominati, parlarono il consigliere di prefettura Comaschi, il chimico prof. Nicola Perrone, il giudice avv. Ulisse Schiavi, il Dott. Leonardo Antonio Massimi, il Dott. Totani. I discorsi e le necrologie dei giornali furono poi riprodotti in un opuscolo in memoria, curato da Nicola Nunzia, intimo del Mucciarelli (Aquila, stab. Tip. Grossi, 1899). Io e Giacomo Mucciarelli - fratello dell’estinto e che fu sindaco di Torrita nel 1902-1903 – portammo la salma al nostro camposanto, dove fu tumulata e dove parlai nuovamente. Di alcuni ragguardevoli torritesi del secolo XIX 42 Noto che all’Aquila i funerali furono in forma civile, mentre a Torrita si celebrarono col rito religioso. Quando fu aperto il carro ferroviario che conteneva il feretro, vi salii per primo e tolsi il nastro dalla ghirlanda offerta al suo fr.: dalla Massoneria di Aquila! Nazareno Mucciarelli ebbe carattere esuberante, fu affabile e democratico; nelle convenzioni aveva sempre la frase arguta e festevole. Morì improvvisamente per un attacco di angina pectoris, mentre, alla sera, si tratteneva, come al solito, al caffè con gli amici. Colpito dal male, non perdè, neppure dinanzi alla morte, la sua serena giocondità. Disse agli amici questa frase testuale: - Cari miei, son bell’e fottuto! – Furono le ultime sue parole. Anche fra noi era stimato ed amato, e la sua memoria è sempre viva e cara nel cuore di quanti lo conobbero.


Dicevano di Lui[modifica]

Opere o iniziative realizzate

Specifiche frasi particolari e caratteristiche

Aneddoti[modifica]

Biografia[modifica]

Bibliografia[modifica]

Album fotografico :