Pietro Micheli

Da Accademia degli Oscuri.

= Cognome e nome dell’ Accademico (o dagli Accademici o degli Amici dell'Accademia) "ADOTTATORE/I di questo personaggio; IL REFERENTE


Nome e cognome del RAGGUARDEVOLE O PARTICOLARE TORRITESE[modifica]

Pseudonimo, soprannome o diminutivo[modifica]

== Luogo e data di nascita == Firenze 1685


== Luogo e data del decesso == Imola 10 4 1750


== Genitori ==Figlio di Annibale Micheli da Torrita e di Caterina Banzi da Firenze


Figli[modifica]

Fratelli , o parenti importanti[modifica]

Eventuali discendenti o parenti attualmente in vita[modifica]

Araldica :[modifica]

== Attività, professione, mestiere o altro == Artista Pittore


Titolo di studio, titoli onorifico, encomi, riconoscimenti pubblici[modifica]

== Storia del personaggio : Figlio di Annibale Micheli da Torrita e di Caterina Banzi da Firenze, nacque a Firenze nel 1685, dove il padre esercitava la professione forense. Il De Angelis, riporta che fu anch' egli dottore in legge e morì il 10 aprile 1750 nel convento dei padri Cappuccini di Imola, ai quali era legato da devozione e venne tumulato nella chiesa del suddetto convento. Esercitò l' arte della pittura ed il De Angelis riferisce di molte sue opere pittoriche ad olio e a tempera conservate a Forlì. Fu anche caricaturista ed un discreto numero dei suoi schizzi, è attualmente conservato insieme ad altri disegni, alla collocazione S II 3 presso la Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena, donati dal Dott. Pietro Barbieri Pascucci. Una decina di anni fa, ebbi la fortuna ed il tempo di consultare tale raccolta, che era stata da poco restaurata e ricordo di aver visto una cinquantina di caricature, oltre ad un numero maggiore di altri disegni, probabilmente bozze di studio per opere pittoriche. Non so da cosa derivi l' attribuzione anche di tutti questi disegni alla mano del Micheli e mi piacerebbe che su questo si pronunciasse qualche esperto di arte pittorica, perché non mi convince. In alcuni di questi disegni sono infatti riportate delle annotazioni, alcune poco leggibili, ma con riportate date antecedenti alla nascita del Micheli, altre con identificativi non ben leggibili tipo " Ugolino (Par)migiano "(?) oppure "...(.)riginale di Stefanino della Be(...)” ed altre; in particolare, la data cui faccio sopra riferimento è " 16 di maggio 1579", collocata all’ interno di una frase che all’ epoca non riuscii a decifrare. Tra l' altro, è molto probabile che la raccolta della Biblioteca degli Intronati, sia proveniente proprio dal casato Ercolani, imparentato con i Micheli ( Giovan Francesco Ercolani sposò verso la fine del '500, la figlia di Gaspero Micheli, Lucrezia); inoltre la famiglia Ercolani era una delle più mecenati ed in vista dell' epoca ed un suo componente fu anche "maire" di Torrita durante il periodo Napoleonico. Sul finire del 1500 casa Ercolani ospitò sicuramente il pittore Francesco Vanni (1564-1610 ), che durante tale permanenza dipinse l’ Annunciazione; tra i disegni della raccolta, c’ è anche un bozzetto di una “Incoronazione della Vergine”, al cui estremo inferiore è riportata in piccolo una scritta che mi sembrò di decifrare come “ F. Vanni “(ma questa forse, come le altre è solo una mia suggestione e d’altronde non mi risulta che il Vanni abbia mai dipinto una “Incoronazione“ ). Circa la collocazione di altre opere di Pietro Micheli, non saprei dire, eccetto che per il “Martirio di S. Bartolomeo” , conservato nel coro della Chiesa di San Giuseppe, all’ interno del Convento dei Cappuccini Di Bologna. Sarebbe interessante poter acquisire notizie su eventuali sue opere ancora conservate nel convento dei cappuccini di Imola, dove morì, come pure in tutta la zona forlivese. Se qualche Accademico interessato avesse conoscenze da quelle parti o si trovasse a transitare senza fretta per quelle zone, potrebbe magari prendere informazioni. Mi ricordo inoltre che nel 1997 fui contattato telefonicamente,dietro suggerimento dell’ allora bibliotecaria del Comune di Torrita, da una studentessa dell’ Università di Siena che stava preparando una tesi su Pietro Micheli e che era passata per la biblioteca in cerca di notizie. Chissà se questa tesi è stata fatta e se è recuperabile.

ietro Micheli ,giureconsulto e pittore. Il De Angelis prosegue - appoggiandosi questa volta alla “letteran. 6comunicatagli da Torrita” - che anche Pietro Michele di fu dottor di legge ,” ed è a vendo seguito il padre nella provincia de la Marca, pare che colà passa a sé i suoi giorni senza ritornarsene più in Toscana. Sappiamo solo che egli morì il 10 aprile 1750 nel convento dei padri Cappuccini di Imola in concetto di santità. Pare che non appartenesse a detti padri per istituto, ma per devozione. A ne va già istituito suo erede universale il signor Andrea Zampa di Forlì nell'ultimo suo testamento del 1730 al rogito del dottor Ignazio Tummi di detta città.

“ Egli era pittore in Forlì e altrove lasciò molte opere a olio e a tempera. Fu molto spiritoso nel toccare a penna; e questi, forse, furono i primi i suoi principii nella pittura. In Torrita e se ne trovano per quelle casse, e un bel tocco in penna esiste in casa e Ercolani. Molti dei quali in una cartella ne regalò alla pubblica biblioteca di Siena il dottor Pietro Barbieri Pascucci (1) , che riunendo alla perizia della legge il genio per le belle lettere, trovasi in Siena ad esercitare la professione legale con due sue figli  ambedue dottori dell’uno e dell’altro diritto “.

Conclude il De Angelis che Pietro Michele di volle ascendere sul sepolcro vestito da cappuccino e che fu tumulato nella chiesa del ricordato convento di Imola. Sulla sua tomba si legge la seguente iscrizione (SCANNERIZZARE )

IV il ramo torritese dei Micheli Pietro Micheli e di Torrita ho detto che la famiglia Michele li è una delle più vecchie e cospicue famiglie torritese.

Il Gherardini infatti, nella sua”Visita”(1676), può ne “fra le belle istanti del luogo “ due è Micheli: serra Flaminio per scudi 3000 e Giovanbattista per scudi 1500. Anche nel foglio da me rinvenuto nell'archivio capitolare di Torrita e che servì al Gherardini per estendere la relazione della sua visita, si hanno le stesse indicazioni.

Trovo poi nello stato d'anime della parrocchia di Torrita del 1712 - il più antico e esistente nel nostro archivio parrocchiale - una casa del dottore mi chiesi, dove abitava in quell'anno il solo dottor Cristoforo del già a Annibale Micheli , nato l'11 marzo 1685.

Negli stati d'anime degli anni 1714 e 1215, sotto la stessa casa Micheli, sono registrati: la signora Antonia Banza nei Micheli; il nominato dottor Cristoforo suo figlio e il signor Pietro altro suo figlio nato l'8 marzo 1688 nel 1716 sono registrati gli stessi predetti Micheli poté, però Pietro è chiamato dottore. E così è pure chiamato negli stati degli anni successivi.

La madre morì nel 1719 e Cristoforo nel 1721. Infatti, non nello stato del 1722, Pietro Michele li è solo, e anche lui, dopo lo stesso anno, non si trova più nella sua casa è abitata da inquilini: vuol dire che egli emigrò da Torrita, che, se fosse avvenuta la morte, ne sarebbe stata scritta alla data nello stato stesso, come si usava. Invece, dal 1723 al 1750, la proprietà della casa è sempre intestata agli eredi di questo Michele li parenti (al dottor Pietro Michele li è soltanto dallo Stato del 1151 la casa è intestata. E gli dunque morì nel 1750.

La casa era in piazza o nel Borgo di mezzo(la ha le via Ottavio Maestri) a confine con la casa Petrucci(ora Martini) onda e sta poco lontana (1) (ci doveva essere l'attuale casa Pasquini-Rubegno - in piazza Vittorio Emanuele o anche la casa Martini(via maestri sette). Dai vecchi stati danni ne non si raccapezzar bene) mi e doveva essere una casa di un certo riguardo se, dopo l'immigrazione di Pietro da Torrita, fu occupata sempre da famiglie di civili condizioni: negli anni 1723 - 1725 dal dottor Silvio Manetti poté, dal 1726 al 1329 dal signor Francesco Chietti, nel 1730 è vuota; nel 1731 e 32 si trova abitata dal canonico di GiuseppeTondelli (o Tardelli ? ); nel 1733 1735 da Domenica Michele li(è scritto Mic cheli , ma è un solecismo locale ) vedova Bufalini, nel 1736 e le seguenti anni dal canonico Girolamo Frattini e poi dalla sua famiglia..

Le notizie che il De Angelis da Di Pietro Michele li si avvicinano assai gli a quelle, certamente attendibili; che ho rilevato negli stati danni della nostra parrocchia. Le due fonti concordano infatti nella paternità, nella professione, nella circostanza delle immigrazione e nella data di morte del Nostro poté, anche il cognome della madre è pressoché uguale e le due date di nascita non sono lontane. Rilievo anzi, in proposito dell'anno di nascita, che stando ai dati contenuti nell'epigrafe che fu posta sul sepolcro dei Michel i - quella che è ho più avanti riportato dal De Angelis - egli morì nel 1750 a 64 anni l'eventuale errore in questi registri si spiega col fatto che Pietro, secondo il De Angelis, non sarebbe nato a Torrita.

Le medesime predette fonti di scorta hanno però nel nome della madre; oltre a ciò, il De Angelis dice che Pietro seguì il padre è nella Marca ; invece dagli stati danni ne risulta che Pietro stesso emigrò da Torrita soltanto nel 1722, mentre Annibale è stato dalla hanno 1712, indicato come morto.

La circostanza che Pietro seguì se il padre nella marca non è da ritenersi completamente esatta; se mai, han tocco e padre in età giovanissima e poi, dopo la morte di esso, tornò in patria, perché la sua definitiva immigrazione da Torrita deve essere avvenuta proprio quando risulta dai registri di popolazione della nostra parrocchia, e cioè intorno al 1722. A tal proposito osservo che in uno dei disegni, dei quali mi occuperò in questo capitolo, c'è la sigla del Nostro seguita dalla parola Torrita e dalla hanno 1712(vedi figura due) dunque egli in questi hanno doveva essere a Torrita.

Infine a confermare che Pietro fosse proprio torritese, è da ricordarsi quelli che di lui ha lasciato scritto il Pecci , ponendolo tra i notabili della nostra terra(ms cit. pag. 135):

“è Pietro Michele li, figlio l'ho del dottore Annibale, benché dottore di legge, applico alla pittura, e, prima che morisse, nel convento dei Cappuccini nelle vicinanze di Forlì grande negli anni 1749 (?), lasciò molte opere, sì a olio, come a tempera. Fu mirabile ancora nel toccare appena, e in Torrita e in piena, nella casa del nobile signor cardinale Pirro Sguarci, se ne conservano alcuni pezzi che non si distinguono dalle stampe”..

La testimonianza del pezzi, contemporaneo di Pietro Michele li, ha indubbiamente valore, tanto più che ebbe a Torrita come suo informatoreGiov Batta Davitti, il quale era anche in grado di conoscere esattamente uomini e cose locali.

VI anche Annibale Micheli è di Torrita

Afferma il De Angelis che l'avvocato Francesco Dini-il quale era di luci Milano - fu contemporaneo di Annibale Michele li a e aggiunge che a loro quando fu stampata la seconda parte del”Diario” delGigli , anni da lei viveva ancora, a vendo dal contesto della citazione che lui si riferisce e che ho riportato S II .

Confermo la prima affermazione, ma dissento dalla seconda. Il Dini infatti pubblico la sua opera Antiquatum Etruriae nel 1696, ma per averla scritta assai prima: la dedica porta la data del 1 luglio 1693. Queste date non discorde hanno da quelle risultanti dai registri parrocchiali per quanto si riferisce ad Annibale.

Il gigli invece, quando parla di esso Annibale, adopera sempre il tempo passato: applico alla professione; fu chiamato dal granduca; passò Ruota di Genova..... quindi è proprio il gigli che fa supporre come, quando egli scrisse, anni da lei Michele non fosse più in vita. Vero è che gli impone il Michele li in una nota iniziale in ci riesco insulti senesi, alcuni dei quali erano effettivamente viventi; ma tali erano soltanto gli ultimi iscritti. D'altra parte, e il gigli morì il 4 gennaio 1722, e non è detto che scrivesse il suo diario negli ultimi anni di vita. Questo diario fu stampata dopo la morte del gigli per cura di suo figlio.

Sembra pertanto accettabili dell'indicazione, risultante dallo Stato danni ne del 1712, che cioè Annibale fosse, a quella data, già morto.

Circa la differenza fra il Dini, che stabilisce nettamente Torrita come patria del Michele li, e gli che è la chiama San S. osservo che Annibale deve essere stato ben poco in patria: trascorrere prima, per ragioni di studio molte anni a Siena, da dove poi secondo quello che dice il Pecci passò a Roma per iniziare quella sua carriera di magistrato, che lo tenne sempre lontano da Torrita. Egli dunque poteva ben passare per senese e in tale essere genericamente chiamato, anche perché nato in una

antica terra senese. In ogni modo, io credo che debba sii ritenere, per questo riguardo, più preciso il Dini che fu sicuramente contemporaneo di Annibale Michele. Dove questi morisse nessuno degli scrittori nominati lo dice non è a me consta per altra via.

Noto - non perché il fatto abbia decisivo valore storico, ma per nulla trascurare - che l'effigie di anni da lei Michele li è riprodotta in uno dei medaglioni affrescati nell'aula massima della nostra casa comunale. Tale effigie è certamente fantastica, come sono fantastiche quelle degli altri cinque medaglioni.


L’arme Micheli . dopo aver detto i più che mi era andato conoscere di Annibale e Pietro Miceli, voglio parlare di alcuni “ragguardevoli “ha antenati di questa famiglia.

Premetto l'arme gentilizia di essa che ho trovato a pagina 249 del ” Compendio istorico di senesi i notabili per nascita, i lustri per azioni, riguardo dei voli per dignità etc “ ms nella biblioteca comunale di Siena con la segnatura: A Vi .54.

Il codice porta la data delMDCXCIV e va sotto il nome di Sestigiani e Bisdomini.

Le due lettere sotto lo stemma debbono significare: Riformazione . Forse i Michele li appartenevano a quella classe di cittadini nella quale si sceglievano i membri del Consiglio ho ho Collegio della Riformagione. Osservo tuttavia che la famiglia Michele li iscritta nel “ ruolo delle famiglie nobili di Siena ed il suo contado “ che si ritiene compilato dal Cittadini è fu copiato dal Benvoglienti (ms nella comunale di Siena: C.V. 24) è seguita dalla lettera P la quale dovrebbe significare come essa famiglia appartenesse alla “ Monte del Popolo” L’argentea bestia rampante, che si vede nel semi partito di sinistra, mi è stata fedelmente riprodotta dalla professoressa Carmela Cecchi rally di Siena disegnata nei codice Sestigiani . Essa, la bestia, si può prendere indifferentemente per un leone e per un cane; io ritengo però che si tratti del primo, non solo perché più usato nei blasoni, ma perché vicino al re degli uccelli non potevano mettere che il re degli animali e ha anche perché tanto la lingua che la coda sono né il codice più stilizzate a leone leone bianco<’ trovato nelle solitudini dell'anno dell’Artide , anziché nelle torride foreste africane ? ! ..

Noto che l'arma Michele li non è riportata ne “le arme delle famiglie nobili di Siena “ (Siena, 1716) di Girolamo Gigli


antenati illustri dei Michele di Siena:

Pietro Senior, Nanni, Antonio, Bartolomeo (vescovo),

Michele, Bartolomeo (congiurato).


Riproducono per reprimere le notizie degli” i lustri “Michele li, che nei codice del sesto e Gianni fanno seguito allo stemma:

“1430. Il cavaliere Pietro da Antonio fu uno degli Ambasciatori per la sua Repubblica al nuovo Pontefice e Eugenio Quarto a prestare alla città sua la solida obbedienza secondo lo stile di quei tempi( Tommasi, in storie di Siena, parte  3 Manuscritto lib….)

E nel 1432 fu ambasciatore ai genovesi e per al duca di Milano per di mandare gli Le cagioni dell'esclusione della pace con fiorentini( (Tommasi ,bed,lib…)

E in detto anno fu uno degli Ambasciatori per accompagnare l'ImperatorSigismondo da Roma a Ferrara, del quale fu fatto Cavaliere (Tommasi in bid lib..)

E nel 1445 e il detto cavaliere Pietro, il quale anco dottore, e Agnolo Moreschini anni da l'ho ambasciatori per la Repubblica Sanesi a Napoli per onorare le nozze del principe Ferrante figlio del re d’Aragona . Relazione della loro ambasciata data al Senato, e esistente appresso il signor CommendatoreFr Mario Bichi in quest'anno 1694.

E nel 1447 fu uno degli Ambasciatori al Re Alfonso per

(manca una pagina chiusa parentesi e cioè la pagina 208)



Scoperta la congiura, fu decapitato (Tommasi pagina tre Manuscritto lib8)

1519 Michele di Tommaso Camerle. osia rettore della Casa della Sapienza, come al libro delle Deliberazioni del 1519 nell'Archivio di essa Casa.

1521……………”

Di Pietro Michele li segno così parla il gip gli nelle li detto "Diario" (parte prima, pagina 175):

"Pietro Miceli nobile sanesi, è eccellentissimo nella ragion civile e canonica, tenne ancora e gli una delle prime nostre lettere, e mandato a Roma a ambasciatore a Nicolò V , quivi essendo morto, ebbe il dolore che il Papa con la Collegio dei Cardinali fossero presenti alle sue esequie"

Dello stesso Pietro si occupa ampiamente Isidoro Uguargeri nella parte prima(tit XVI, numero77 pagina 437) delle sue " "(Pistoia, 1649):

"Pietro da Antonio Miceli, nobile sanesi, per tutti i rispetti deve essere dannosi e riposto tra gli grandi nell'eccellenza delle civili e canonica leggi, perché ridusse di maniera il suo nome ben ho umido huomini


Dicevano di Lui[modifica]

Opere o iniziative realizzate[modifica]

Specifiche frasi particolari e caratteristiche[modifica]

Aneddoti[modifica]

Biografia[modifica]

Bibliografia[modifica]

== Album fotografico :


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