Storia

Da Accademia degli Oscuri.
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Per volontà di alcuni Torritesi e specificatamente di coloro che sono qualificati come“Accademici Rifondatori”, nell’anno 2004 è stato ritenuto opportuno rifondare la storica “Accademia degli Oscuri in Torrita di Siena”.

Tale sodalizio, sorto nel nostro paese, fu creato nell’anno 1760 da alcuni “ragguardevoli Torritesi” e in particolare dal “Dott. Saverio Pascucci, Arciprete della Collegiata, letterato, dal Dott. Lorenzo Batignani (detto l’Erudito) e dal Dott. Giobatta Davitti amante di poesia arguta e lepida e dai Dottori fratelli Andrea e Girolamo Ercolani (detto il Savio), magistrati e amanti di poesia…. “; approvato in data 4 giugno 1763 con “Sovrano rescritto di S.M. Francesco I^ Imperator dei Romani e Duca di Firenze e Siena e da lui posta sotto la protezione sovrana”.

Lo stemma (impresa) dell’Accademia fu una lanterna serrata col motto simbolico “lumen ab umbra” o “ab umbra lumen”, a significare che dalla riunione degli Oscuri doveva raggiare la luce del vero e che il vero deve essere gelosamente custodito. L’Accademia, nata presumibilmente a seguito del nascente pensiero illuminista, ebbe inizialmente come finalità quella di un reciproco arricchimento culturale con confronti su tematiche di natura prevalentemente filosofico letteraria e fu il perno dell’attività culturale nel nostro paese sino a tutto l’800, creando anche (o comunque contribuendo in modo determinante a realizzare, con la collaborazione della locale amministrazione e di terzi) molte importanti opere pubbliche fra le quali il Teatro degli Oscuri , il monumento ai Caduti ed altro.

- Nell’anno 1872, poiché l’originario sodalizio era inattivo da alcuni anni, l’Accademia fu rigenerata una prima volta essendo maturato in molti “Accademici” un interesse verso attività teatrali, così il 18 dicembre 1872 vi fu una “prima rifondazione dell’Accademia” con nuovo statuto e regolamento che aveva come prevalente finalità l’attività teatrale ed infatti la cosiddetta “Stanza delle Scienze” (sede di proprietà dell’Accademia, adiacente al Palazzo Civico), venne radicalmente modificata e divenne quello che è l’attuale teatro.

- Nell’anno 1922 (e precisamente il 26 dicembre) alcuni Accademici insieme ad altri Torritesi, avendo anche interessi di natura diversa da quelli teatrali, letterari e filosofici, vollero creare una parallela organizzazione che prese il nome “Brigata Degli Amici Dell'Arte di Torrita di Siena” tesa alla ricerca, allo studio e alla salvaguardia della storia e delle opere d’arte di Torrita. Con l’avvento dell’ultima guerra, tutte le attività ebbero termine e sino ai giorni nostri non si è più sentito parlare di questo sodalizio che iniziò la sua “ibernazione” proprio nel periodo belligerante.

Poiché si è ritenuto maturo il tempo per una ripresa di quell’attività culturale che fu in passato elemento stimolante della nostra collettività, alcuni Torritesi, con apposito atto costitutivo presentato nella riunione plenaria del 29 gennaio 2004 (aggiornata al 21 febbraio 2004 in cui è stato approvato e sottoscritto), hanno rigenerato questo sodalizio anche per dare alla collettività torritese un punto di riferimento che riesca a far avvicinare e confrontare persone che hanno una comune sensibilità sulle tematiche sopra enunciate e che permetta non solo di arricchirsi interiormente, ma anche di meglio conoscersi e non ultimo contribuire all’elevazione dell’intera collettività, con l’intendimento di portare avanti, con indispensabile simbiosi, le due tematiche da sempre caratterizzanti lo storico sodalizio.




                                    Un po’ di storia 
                              Dal volume "GLI OSCURI".  (15/11/10)


Notizie sulle origini dell’Accademia degli Oscuri di Torrita si devono in gran parte al benemerito Accademico Giovanni Maria Guasparri, che ne fu segretario per un ampio arco di anni fra Ottocento e Novecento, sparse nei suoi preziosi zibaldoni di appunti. Il suo excursus molto doveva a quanto aveva scritto sugli Oscuri nel secolo precedente il francescano Luigi De Angelis nella sua opera su fra Iacopo da Torrita, che doverosamente, in una caratterizzazione erudita che molto guardava al primato del documento, richiamava anche le testimonianze documentali relative all’approvazione della nuova istituzione da parte granducale nel giugno 1763 decreto da parte della magistratura dei Conservatori dello Stato di Siena, delegati alla revisione e correzione dei Capitoli destinati a governare il neonato sodalizio, del 28 aprile 1764. In realtà un’Accademia degli Oscuri, che forse aveva ispirato il nome ma non certo gli obiettivi del nuovo sodalizio torritese, si era costituita a Siena già nel secolo XVII, ma, presto scomparsa, di essa è possibile reperire solo poche e sporadiche notizie Di più, a ben vedere, la diffusione di “Oscuri” nel panorama accademico italiano era ancora più ampia e estesa. Lo stesso Guasparri, sulla scorta dell’opera Michele Maylander Storia dellela compilazione che ancora rappresenta un vero e proprio monumento all’attività accademica nel nostro Paese annotava come Accademie degli Oscuri erano state presenti in Italia, o lo erano ancora all’epoca della sua ricerca, a Verona (1574), ad Acireale (1640), Arezzo (1650), Catania (1700), Firenze (1575), Lucca (1586), Napoli (1679), Parma (1645), Pistoia, Pordenone (1657), Siena (1692), Ventimiglia (1687), Cento (1670)7. Che però, a ben guardare, qualcosa, se non nello spirito almeno nel nome, doveva anche alla precedente e seicentesca esperienza senese, se è vero che tra i fondatori degli Oscuri torritesi compare un Giulio Pannilini, molto probabilmente non estraneo alla famiglia che aveva ospitato le riunioni del sodalizio del capoluogo. Ma chi era il Pannilini che troviamo nei primi verbali degli Oscuri? E cosa aveva a che fare con Torrita? Ci soccorre una lettera del Capitano del Popolo di Siena del 1764 indirizzata ai giusdicenti torritesi. È una lettera di accompagnamento, una credenziale per il nuovo podestà di Torrita, il Pannilini appunto, destinata a presentare ufficialmente l’eletto ma anche a sollecitare dai Torritesi la «reverenza, ed obbedienza, che tanto ad esso, che alli suoi ministri, e famiglia per tutto il tempo del suo offizio dovete prestate; siccome imponiamo, che esattamente prestiate» Una lettera con il crisma dell’ufficialità quindi, che presenta però – com’è evidente – una consistente rilevanza per la comprensione della composizione del gruppo che dette vita agli Oscuri. Il documento infatti non si ferma a dirci che fra i primi Oscuri c’è l’allora podestà di Torrita. In calce infatti compare il nome di Giovan Battista Davitti, che, «primo rappresentante» della Comunità, passava l’incarico a Girolamo Pascucci. Davitti è un altro dei primiOscuri torritesi ed è nota, oltre ad una carriera amministrativache lo vide più voltecamarlengo della Comunità e deputato deifossi, la sua appartenenza a quel ceto erudito che in vario modo, tra “etruscheria”, gusto della storia locale e lezione muratoriana, caratterizzerà la scena culturale toscana del Settecento. Noti sono i suoi stretti rapporti con il senese Giovanni Antonio Pecci per la compilazione della parte relativa a Torrita de Lo Stato di Siena antico, e moderno, ma altrettanto conosciuta è la citazione riservatagli dal De Angelis nella sua opera su fra Iacopo. Tra i fondatori degli Oscuri quindi il podestà di Torrita e un noto funzionario dell’amministrazione civica, che pure – a detta dello stesso De Angelis – si dilettava di poesia. Insieme a loro il sacerdote Valentino Andreucci, altro collaboratore di Giovanni Antonio Pecci nella imponente compilazione sullo Stato di Siena per la parte di Montefollonico15, esponente di un clero che contava fra i primi Oscuri un buon numero di rappresentanti: fra gli altri, gli arcipreti Severo Pascucci e Pietro Forteguerri, il proposto Anacleto Barbieri, l’arcidiacono Pietro Aitini16, i canonici Giovan BattistaPenti Pinsuti, Giovan Battista Farsetti, Lorenzo Sonnini, Antonio Guasparri, Zaverio Carosi, Alessandro Ruoti, Francesco Gorelli, Angelo Maestri, Guido Ercolani, gli abati Alessandro Gorelli, Antimo Boddi, Simone Rigacci, Francesco Fratini, Fausto Paletti, Giuseppe Goracci, Girolamo Mucciarelli, Pietro Paolo Marianelli, Domenico Nannotti, fino ai chierici Lorenzo Tramontani e Antonio Aitini, al primicerio Risani Girolami, al padre Anelio da Torrita, al curato Goracci e al pievano di Montisi don Crescenzio Ruffi. Una presenza consistente che avrebbe visto anche i canonici don Alessandro Gorelli e Anacleto Barbieri salire alla carica di Arcioscuro rispettivamente nel 1774 e nel 1811. Significativa anche la presenza evidente di esponenti di famiglie nobili all’interno della prima Accademia (oltre al già citato Pannilini, Pandolfo, Benedetto e Agostino Petrucci, Galgano Piccolomini) ma soprattutto – cifra della composita formazione sociale alle origini del neonato sodalizio – la connotazione “artigiana” e borghese di alcuni soci: dai fattori Domenico Pieri, Girolamo Carosi, Ippolito Farsetti e Ferdinando Senzi, ai legnaioli Andrea Stocchi e Luigi e Giovan Battista Paletti, ai muratori Santi e Luigi Bazzoni, Giuseppe Sermini, al medico Bernardino Malacrida, al cerusico Giovanni Fratini.

Da notare anche la presenza di fondatori dell’Accademia non Torritesi: Pier Giuseppe Corbelli e Francesco Rigacci di Scrofiano, Francesco Mannucci, Crescenzio Ruffi e Iacomo Mannucci, tuttidi Montisi, Giovan Battista Baldassarini di Monterotondo, il senese Giuseppe Pannilini, Federico e Giacomo Faccini, Giuseppe Moretti, di Pozzuolo. Il chiancianese Giovanni Battista Alessandri verrà ascritto a pochi anni dalla fondazione, nel 1769, quando venne ammesso anche don Giovanni Battista Rosini di Radicofani, due anni prima che entrasse fra gli Oscuri il dottor Filippo Coli di Campiglia. Senza contare il massiccio ingresso di Senesi e Cortonesi nei successivi anni Settanta. A legarli – come verrà esplicitato nei Capitoli del 1764, i primi – la condizione di «persone culte, di qualunque grado, esercitate in belle lettere, o almeno alla recita delle commedie, come anche di quelle persone, che esercitano arti civili, purché si adattino alla recita, e ad altre composte in teatro» Ma sui primi Capitoli si tornerà in seguito. Quello che interessa notare in questa sede è l’originario spirito interclassista dell’Accademia, che, in nome della pratica del teatro, accoglieva nelle sue file persone nettamente diverse per estrazione sociale e per reddito «di qualunque grado», connesse sul piano di una cultura genericamente intesa e a tutti i livelli («persone culte») e di una disponibilità alla recitazione. Caratteri che accomunavano i nuovi Oscuri all’ondata di accademie nate in Toscana e nel Senese sulla scia di un interesse specifico per il teatro, inteso sia come mezzo espressivo che di circolazione delle idee, ma che possono essere interpretati quasi come una riproposizione di elementi normativi che avevano contraddistinto secoli prima sodalizi entrati nella storia dell’elaborazione teatrale.

                                   Il nome accademico e i primi Oscuri

L’uso di uno pseudonimo all’interno dell’accademia è un fatto usuale sin dal Cinquecento. Il nome accademico e l’impresa(nel nostro caso la lanterna con il motto “Ab umbra lumen”) non rispondevano solo ad un’esigenza di comunicazione e rappresentatività verso l’esterno, ma erano rivolti ai membri stessi dell’accademia, quasi fossero la sintesi di un programma e di un modello di appartenenza che prevedeva lo spogliarsi dal nome comune per assumere in ambito accademico una riconoscibilità paritaria con i sodali sul terreno della comune militanza. Seppure non ratificato nei primi Capitoli, il nome accademico è presente fra gli Oscuri fin dalle origini del sodalizio. Nelle liste dei soci al 1764 sono presenti il canonico Lorenzo Sonnini, con lo pseudonimo de Il Tardo, L’incognito Eustachio Sonnini, Il credulo Bernardino Malacrida. Ma è con gli anni Settanta del Settecento che l’uso dello pseudonimo diverrà corrente nell’Accademia di Torrita. Al 22 settembre 1771 sono attestati infatti L’Incostante (Pietro Barbieri, Arcioscuro), Il Confidente (Anacleto Barbieri), Il Tardo (Lorenzo Sonnini), Il Desiderato (Marc’Antonio Sonnini), L’Indifferente (Domenico Mucciarelli), Il Facile (Filippo Coli), Il Rilucente (Giovanni Battista Alessandri), L’Indolente (Giuseppe Pieri), Il Serio (Girolamo Ercolani), Il Dissestato (Francesco Tamagnini), L’Industrioso (Alessandro Rigacci), L’Incostante (Giovanni Battista Rigacci), Il Quieto (Antonio Mazzoni), Il Variabile (Angelo Maestri), L’Esatto (Giovanni Francesco Tonti) L’Inconsiderato (Giuseppe Porciatti), Il Ricercante (Francesco Gorelli), Il Rigido (don Alessandro Bazzoni), Il Pensieroso (Tommaso Fratini), Il Lepido (Pavolo Fratini), Il Malcontento (Antonio Risani), L’Insipido (Andrea Stocchi). Per il quadriennio 1771-1774 sono registrati Il Faticante (Don Valentino Andreucci), Il Caricato (canonico Pietro Pinsuti), Il Saputo (Pietro Manzi), L’Insonnito (Domenico Bufalini), Il Vezzoso (Sebastiano Tramontani), Il Politico (canonico Alessandro Ruoti), L’Invincibile (arcidiacono Pietro Aitini), Il Gustoso (Luigi Boddi), L’Attivo (Giovan Battista Paletti), L’Instabile (Anton Luigi Paletti), L’Appostato (Giuseppe Sermini), L’Enimmatico (Gio.

La nascita degli Oscuri a Torrita va vista in questo senso quindi non solo come mera necessità di aggregazione del ceto intellettuale locale, ma anche come pratica usuale e consolidata del contesto territoriale e urbano senese. Ma come si concretizzò la vocazione teatrale degli Oscuri? Purtroppo la scarsa documentazione iniziale non ci aiuta a comprendere quali opere furono rappresentate e quando, il che avrebbe contribuito anche a comprendere gli orientamenti culturali lungo cui si muovevano i primi soci. Certo è, a giudicare dalla documentazione rimasta, che sul palcoscenico Oscuro passaro-no certamente la Zaira di Voltaire, che, insieme all’opera buffa I servi astuti di uno specialista del genere come Niccolò Piccinni fu messa in scena nell’autunno 1776. Il 24 ottobre dello stesso anno toccò alla commedia Il padre di famiglia di Carlo Goldoni, rappresentata la prima volta a Venezia nel Carnevale 1750 e presenza non certo trascurabileinserendosiall’interno di un discorso illuminista sulla tolleranza religiosai fondatori dell’Accademia vi erano al tempo l’arciprete della Collegiata Severo Pascucci e – come abbiamo visto – non pochi rappresentanti del clero, va anche considerato che in quegli anni vi era stato un consistente ingresso nel sodalizio di personaggi senesi non proprio insensibili alle nuove suggestioni filosofiche che venivano d’Oltralpe. e sul cosmopolitismo. In realtà, se è vero che tra i promotoriIl 1823 si può definire un anno decisivo per il sodalizio degli Oscuri, che il 24 gennaio di quell’anno si riunì «provvisoriamente [...] nella sala dell’illustrissimo signore Francesco Petrucci all’oggetto di ripristinare l’Accademia...» In realtà coloro che si riunirono furono solo quattordici persone, i quali scelsero come Arcioscuro il nobile Francesco Petrucci padrone di casa. Ripristinata l’Accademia furono anche ammessi i venti che avevano chiesto («postulato») l’iscrizione al sodalizio. Gli accademici a loro volta accettarono di sottostare a quella normativa che era ancora in vigore nonostante la presumibile sospensione, o almeno allentamento, dell’attività degli anni precedenti. Vale a dire che nell’occasione non furono rinnovati i Capitoli che erano stati approvati sessant’anni prima In questa riunione dell’Accademia fu deliberata anche la nomina a accademico onorario di Luigi De Angelis. Un riconoscimento all’autore dell’opera su fra Iacopo e sulla storia di Torrita, dove aveva collocato anche una nota sull’Accademia.

                                        Oscuri alla guida di Torrita

Si può a ragione affermare che l’Accademia dalla rifondazione avviò e si fece garante di una politica culturale complessiva per la comunità, sia sul piano strutturale che della proposta, affrontandone tutti i problemi relativi all’organizzazione e alle strutture, intervenendo in questo modo sulla stessa configurazione urbanistica della città. Certamente Torrita con questi lavori e con quelli che seguirono a breve (si pensi che la Porta Nuova fu aperta nel 1835) cessò di avere la struttura e la vita di un chiuso castello fortificato (di un pagus) per divenire un centro importante per i traffici e la produzione non solo agricola. Gli stessi accademici si identificarono progressivamente come organizzatori di eventi culturali e gestori di spettacoli teatrali più che di “filosofi” – riprendendo in qualche modo l’espressione usata dal Guasparri62 –, in un’evoluzione “imprenditoriale” di ruolo che aveva investito nel passato – tanto per restare al contesto senese – anche le accademie dei Rozzi e degli Intronati. Evoluzione garantita per gli Oscuri dalla continuità della presidenza Petrucci, che fu a capo dell’Accademia per più di trent’anni ininterrottamente64, fermo nell’affermare la centralità del teatro nella vita cittadina e quindi dello stesso ruolo degli Oscuri. Insomma obiettivo specifico dell’Arcioscuro e degli accademiciin quegli anni fu quello di rendere agibile e autonoma la sede dell’Accademia facendone il luogo di rappresentazioni teatrali che coinvolgessero l’intera comunità. Per rendere fattibile questo non si esitò a spingere per un rifacimento urbanistico radicale di Torrita. Un progetto a cui l’Accademia partecipò, anzi se ne rese protagonista.configurazione urbanistica e sociale di Torrita veniva condizionata dalle scelte degli Oscuri e poi ratificata con atti successivi da una Magistratura nella quale il gonfaloniere fu sempre Bargagli Petrucci fino a tutto il 1828, per poi, nel 1829, essere sostituito da Antonio Mazzoni.

Insomma, nella sostanza, gli Oscuri furono sempre presenti alla guida della pubblica amministrazione e Petrucci ne rappresentò la continuità, nonostante il succedersi dei rinnovi delle cariche. Ad esempio la seduta dell’Accademia del 26 aprile 1826 doveva servire ad eleggere un nuovo Arcioscuro, ma poiché tutti coloro che furono scelti si rifiutarono per essere assorbiti da altre occupazioni, restò Francesco Petrucci. Infatti il primo a essere eletto Arcioscuro con 10 lupini a 3 fu Giovanni Mazzoni, che non accettò (tramite una comunicazione dello stesso bidello che gli avrebbe dovuto consegnare la lettera dell’avvenuta elezione). Seguì l’elezione del medico Luigi Soldani Bensi che non accettò date le incombenze della sua professione. Furono scelti come deputati a presentare una candidatura Soldani e Antonio Mazzoni, i quali presentarono Celso Bargagli Petrucci, che però ringraziò e rifiutò in quanto non poteva occuparsi degli affari dell’Accademia essendo ancora gonfaloniere (giustificazione – com’è comprensibile – solo di carattere formale). Alla fine i deputati presentarono la candidatura dell’Arcioscuro uscente, il quale «riportò lupini bianchi dieci e neri uno, non avendo dato il voto il medesimo e i signori deputati Soldani e Mazzoni». Nel verbale della riunione dell’Accademia del 23 ottobre 1826

                                  Le ragioni di una rifondazione
                                 (a cura del sedicesimo Arcioscuro)

Sempre più spesso (e anche a seguito dell’insperato e quindi inatteso successo del nostro sodalizio) ci viene chiesto come, perché e quando è “rinata” la storica Accademia degli Oscuri in Torrita. Soprattutto, mi viene domandato, qual è stata la molla che, nel settembre del 2003, mi ha indotto ad inviare la prima “lettera interlocutoria” ad una settantina di conoscenti e amici torritesi per sapere se intendevano contribuire alla rifondazione del vecchio sodalizio culturale esistente a Torrita sin dal 1760. Ebbene, ho più volte riferito, in private conversazioni, cosa successe in quel periodo, ma ora, poiché l’occasione è propizia, ritengo opportuno dilungarmi un po’ nel tentativo d’essere anche esauriente e di soddisfare le più che legittime curiosità di molti accademici e amici, ma soprattutto per lasciare una traccia a futura memoria. Ho, da sempre, avuto una particolare attrazione e amore per Torrita, paese in cui sono nato e dal quale provengono i miei antenati. Ciò mi ha portato, sin da giovanissimo, a far parte di varie associazioni locali: Contrade, Pro Loco, Carnevale, circoli culturali vari, Sagra San Giuseppe e moltissime altre associazioni. Ho sempre avuto particolare passione per la “storia del nostro paese” e quindi per il suo passato (recente e remoto) e perciò anche, conseguentemente, per la cosiddetta “arte locale”. Ebbene negli anni ‘80 dividevo molti di questi interessi con il mio caro amico, anche se non coetaneo, dottor Giuseppe Bufalini, farmacista di Torrita con il quale, fra l’altro, realizzai in quegli anni, una, seppur “improvvisata”, raccolta fotografica di molte delle opere d’arte esistenti in Torrita. In un pomeriggio estivo della seconda metà degli anni ‘80, il dottor Giuseppe Bufalini mi chiese di accompagnarlo da un nostro comune amico, avendo appreso che non stava molto bene e da tempo non usciva da casa. Ci recammo quindi dal cavalier Cesare Casagni, anch’egli frequentatore, nei tempi liberi, della farmacia e, all’epoca, uno degli ultimi Accademici in vita rimasti a Torrita. Quando entrammo nell’abitazione del “sor Cesare” (com’era da tutti affettuosamente chiamato), lo trovammo convalescente occupato a riordinare una parte scomoda della propria biblioteca, intento a disfarsi di numerosi vecchi giornali, documenti, libri, riviste e quante altro, ritenuto ormai inutile. Tale materiale (poi rivelatosi in larga misura preziosissimo) veniva, dal sor Cesare, riposto nei tipici grandi sacchi di plastica neri della nettezza urbana, alcuni dei quali erano già fuori del portone d’ingresso per essere ritirati l’indomani mattina dai netturbini. Ci rendemmo subito conto che fra il materiale pronto per essere gettato vi erano anche alcuni documenti d’enorme importanza storica per la nostra Comunità. Ricordo, infatti, ancora perfettamente, che la prima cosa che vidi furono gli originali delle locandine delle manifestazioni tenutesi nel nostro teatro, a cura dell’Accademia, alla fine del 1800 e agli inizi del ’900. Chiesi quindi al “sor Cesare” di poter visionare con calma il contenuto dei sacchi che stava buttando via per verificare se ci fosse stato qualcosa d’utile da conservare perché fosse tramandato alle future generazioni. Al suo assenso mi misi subito al lavGiovanni Maria Guasparri e perciò dell’Accademia, la stessa non sarebbe certo potuta “risorgere”, venendo meno i supporti “storico- emotivi” che mi convinsero a tirare l’ormai famoso “sasso in piccionaia”. Giovanni Maria Guasparri è stato, senza alcun dubbio, il vero ed essenziale artefice, e quindi stimolatore della “rifondazione” del nostro sodalizio, pertanto, non solo io, ma tutti gli accademici che hanno avuto modo di sfogliare le sue carte, nutrono verso di lui una sincera ed indiscutibile stima, affetto e ammirazione. Ma una profonda riconoscenza va estesa anche al cavalier Cesare Casagni, per aver conservato, per tantissimi anni, questa preziosissima documentazione che si pregia essere la parte fondamentale dell’archivio dell’Accademia degli Oscuri.

                                       Nuova luce per gli Oscuri

La successiva lettura dei documenti recuperati (dopo un’attenta interpretazione a causa della difficile comprensione della calligrafia) mi entusiasmò sempre di più al punto da farmi sognare una ricostituzione di questo storico sodalizio. Ritenevo, e ritengo infatti, che è sicuramente utile, oltre che piacevole, alla nostra piccola Comunità, sfruttare una struttura storica per sviluppare quei rapporti d’amicizia che si sono poi spontaneamente creati. Credo anche però che questa organizzazione accrescerà la voglia di usufruire di “sponde culturali” per poter star bene insieme. In quegli anni nutrivo questo progetto come un “sogno nel cassetto” perché mi sembrava oltremodo temerario: e non avevo il coraggio dioro e, in vari viaggi, portai in salvo un’enorme quantità di materiale cartaceo molto del quale per me d’insignificante valore (come riviste, vecchi romanzi e giornali degli anni ‘40 e ‘50 ) ma, per contro, moltissimo anche d’inestimabile interesse in quanto relativo a documenti attinenti l’Accademia degli Oscuri, di cui Cesare Casagni era stato l’ultimo dei cancellieri prima dell’attuale “rifondazione”. Nei sacchi vi erano anche molti opuscoli e documenti di un Ragguardevole Oscuro torritese, intimo amico di Casagni e anch’egli, a suo tempo, cancelliere della nostra Accademia. Si trattava di carte scritte da Giovanni Maria Guasparri, che va considerato la vera e propria memoria storica dell’Accademia. Giovanni Maria Guasparri è stato, senza alcun dubbio, il vero ed essenziale artefice, e quindi stimolatore della “rifondazione” del nostro sodalizio, pertanto, non solo io, ma tutti gli accademici che hanno avuto modo di sfogliare le sue carte, nutrono verso di lui una sincera ed indiscutibile stima, affetto e ammirazione. Ma una profonda riconoscenza va estesa anche al cavalier Cesare Casagni, per aver conservato, per tantissimi anni, questa preziosissima documentazione che sipregia essere la parte fondamentale dell’archivio dell’Accademia degli Oscuri. In quegli anni nutrivo questo progetto come un “sogno nel cassetto” perché mi sembrava oltremodo temerario: e non avevo il coraggio di esternarlo e quindi mettere in moto un meccanismo che avrebbe potuto soddisfare questa mia “ambizione”. Fu in occasione di una cena estiva, nei primi giorni di settembre 2003, che ad alcuni amici (poi tutti divenuti accademici) esposi spassionatamente questo mio proposito avendo la percezione che sarebbe stato interessante estenderlo anche ad altri conoscenti.

                                           Il sogno nel cassetto

Dopo due mesi circa, decisi di inviare una lettera a circa ottanta torritesi, per verificare la loro disponibilità a ricostGli Oscuri di oggi Il nostro attuale Statuto (che, come già detto, è il frutto di una lunghissima serie di piacevoli e utili contatti e confronti intercorsi fra alcuni dei “rifondatori” alla fine del 2003), è stato caratterizzato da interventi di modifica negli anni successivi alla sua creazione, quando, a seguito di verifiche concrete, vi sono state apportate opportune correzioni affinché fosse sempre più aderente alle nostre maturate esigenze. Pur essendo lo Statuto pensato cercando di uniformarlo il più possibile a quello originario, è stato però necessario inserirvi particolari novità che, pur in sintonia con il primo strumento che si dettero gli accademici nel 1763, lo innovano in alcune sue parti per renderlo più attuale ed efficiente. Intanto vi è l’originale teorica suddivisione accademica in due orientamenti: quello umanistico (Congregazione Umanistica Torritese) e quello artistico (Brigata Amici dell’Arte in Torrita di Siena

                                            Gli Oscuri di oggi

Il nostro attuale Statuto (che, come già detto, è il frutto di una lunghissima serie di piacevoli e utili contatti e confronti intercorsi fra alcuni dei “rifondatori” alla fine del 2003), è stato caratterizzato da interventi di modifica negli anni successivi alla sua creazione, quando, a seguito di verifiche concrete, vi sono state apportate opportune correzioni affinché fosse sempre più aderente alle nostre maturate esigenze. Pur essendo lo Statuto pensato cercando di uniformarlo il più possibile a quello originario, è stato però necessario inserirvi particolari novità che, pur in sintonia con il primo strumento che si dettero gli accademici nel 1763, lo innovano in alcune sue parti per renderlo più attuale ed efficiente. Intanto vi è l’originale teorica suddivisione accademica in due orientamenti: quello umanistico (Congregazione Umanistica Torritese) e quello artistico (Brigata Amici dell’Arte in Torrita di Siena). Questa organizzazione è sicuramente una novità rispetto all’originario strumento accademico, anche se invero nei primi anni del secolo scorso alcuni accademici insieme ad altri Torritesi (forse perché l’attività accademica espletata all’epoca, che era di natura esclusivamente letterario-teatrale, non era per loro più appagante), fondarono una collegata struttura che appunto prese il nome di “Brigata Amici dell’Arte in Torrita”. Altra particolarità presente nell’Accademia è relativa alle così dette qualità e/o caratteristiche che devono possedere gli accademici per essere ammessi al sodalizio. Infatti si può far parte dell’Accademia solo a seguito di una formale votazione segreta del Consiglio Direttivo, effettuata con l’originario metodo delle palline bianche e nere. Il Consiglio Direttivo dell’Accademia abitualmente si riunisce una volta al mese e allo stesso possono assistere tutti gli Oscuri ai quali è trasmesso l’invito, così com’è inviato il successivo verbale contenente la sintesi degli interventi e delle decisioni assunte. Gli “aspiranti accademici” devono essere presentati da due Oscuri almeno cinque mesi prima della votazione per la loro eventuale richiesta di ammissione definitiva. In questo periodo gli stessi potranno partecipare alle varie iniziative e quindi si valuterà così il loro reale interesse verso l’Accademia. Nella riunione del Consiglio del mese di novembre hanno luogo le votazioni per l’ammissione dei nuovi accademici. Ma le particolarità del nostro Statuto riguardano anche le nomine dell’Arcioscuro e del Consiglio Direttivo che avvengono con una articolata procedura richiamata, in parte, alle origini dell’Accademia quando vi erano i cosiddetti “Accademici Segreti”, i quali altro non erano che il vero gruppo che elaborava le decisioni dell’Accademia e che oggi si identifica con il Collegio dei Dignitari. La carica di Arcioscuro dura tre anni e chi intende concorrere deve presentare la propria candidatura indicando anche il nome dei membri del Collegio dei Dignitari (cioè gli “Accademici Segreti” di una volta), che ritiene indispensabili per svolgere adeguatamente il proprio mandato; fra questi vanno indicati anche i due Vicari Arcioscuro (uno per ciascuno dei due orientamenti). I Vice Arcioscuro, a loro volta, indicano all’assemblea i nominativi di quattro consiglieri ciascuno, che li affiancheranno nel loro impegno accademico: questi sono qualificati come “Consiglieri di nomina vicariale”. Gli altri otto consiglieri di nomina assembleare sono eletti dall’assemblea a scrutinio segreto, anch’essi ogni tre anni. Lo Statuto inoltre impone di fare, ogni anno, un’assemblea per San Costanzo (patrono del nostro paese) alla quale tutti gli accademici sono obbligati a partecipare essendo questo uno dei pochissimi obblighi a cui gli Oscuri sono tenuti.

                                      Progetti, nomi e fini accademici

Lo svolgimento pratico dell’attività dell’Accademia si concretizza nell’attuazione dei cosiddetti “progetti accademici”, cioè iniziative che gli Oscuri propongono al Consiglio Direttivo e che vengono dagli stessi proponenti sviluppati, una volta approvati, ovviamente con la collaborazione dell’intera Accademia. Ma collateralmente a questa attività, che assorbe buona parte dell’energia degli accademici, vi è anche una convivialità che permette, in piacevoli incontri fra gli Oscuri, di sviluppare quel rapporto di conoscenza e amicizia che consente di conoscersi meglio e di arricchirsi interiormente e intellettualmente. Le Conviviali, che ripetutamente ormai da sette anni vengono organizzate, sono tre, di cui la più importante è quella che si tiene in occasione dell’annuale assemblea e cioè la Conviviale di San Costanzo alla quale possono partecipare solo gli accademici e i familiari più vicini. A questa Conviviale tutti gli Oscuri sono tenuti a partecipare. A seguire, sempre in ordine d’importanza secondo le disposizioni accademiche, vi è la Conviviale per festeggiare il solstizio d’estate che si tiene a metà giugno e quindi la “Disina per gli auguri natalizi” in prossimità del Natale. Sin dall’origine l’Accademia degli Oscuri ha attribuito a tutti gli Oscuri degli pseudonimi, ovvero dei così detti “falsi nomi” (dal greco: pseudònymos), e ancora oggi si continua in questa tradizione. Ad ogni accademico viene, dall’Arcioscuro, attribuito un appellativo che lo faccia riconoscere non per il nome originario, ma per com’è identificato o avvertito dalle persone che più lo conoscono. Lo pseudonimo non solo lo accompagnerà nelle relazioni interne (dovendo essere sempre menzionato accanto al nome di battesimo) in ogni nota accademica, ma potrà essere automaticamente “ereditato” dai parenti che eventualmente vorranno far parte del sodalizio. Alcuni degli attuali Oscuri (quelli che nella lista inserita alle pagine 202- 207 sono contraddistinti con l’asterisco) si sono fregiati degli storici pseudonimi attribuiti ai loro avi Oscuri. Ciò che più caratterizza l’Accademia degli Oscuri è da ricercarsi in quel quid plus che fortemente è stato voluto e che permette di identificare l’Accademia come un sodalizio diverso dalle varie associazioni culturali: il quid plus consiste, oltre ad un approfondimento culturale su varie tematiche, nella ricerca del giusto del vero e del bello. È questo un passaggio chiave per comprendere l’Accademia, ma forse è anche il segreto del suo successo. Infatti l’Accademia sostanzialmente tende ad essere qualcosa di più di una semplice associazione culturale, un qualcosa di più intenso e di diverso e ciò perché, oltre a quell’ arricchimento culturale tipico di qualunque associazione, l’Accademia ha in sé altri due aspetti particolari che sono essenziali e che la fanno essere un vero e proprio sodalizio. Questi ulteriori due aspetti sono la tradizione e quindi l’addentellato storico che le fa assumere una notevole valenza culturale a livello locale e, non certo ultima per importanza, la già ricordata costante ricerca “del giusto, del vero e del bello”. Le problematiche specificatamente culturali e la ricerca del giusto, del vero e del bello fanno dell’Accademia un sodalizio vissuto in modo intenso dai propri componenti, i quali si sentono uniti non solo dal bisogno di fare cultura, ma anche dal piacere di avere la consapevolezza di continuare la tradizione dei loro antenati. In questo senso gli Oscuri sanno di dover offrire un ulteriore arricchimento intellettuale a se stessi e ai loro concittadini, che non è solo estetico ma, soprattutto, socio-filosofico. Gli Oscuri quindi sentono l’orgoglio di appartenere all’Accademia consapevoli dell’importanza nel far perdurare questa storica Istituzione, la prima che sin dalla metà del ‘700 fece e portò cultura, non solo nel nostro paese, ispirandosi a quei principi illuministici tanto cari a persone libere e tolleranti. Essere quindi un accademico Oscuro significa, anche oggi, essere un “Ragguardevole” (così come lo erano e venivano chiamati i nostri predecessori); cioè persone che fanno parte e sono state accolte in un sodalizio culturale composto essenzialmente da donne e uomini dotati di quelle particolari caratteristiche tipiche d’individui che tendono ad essere quel quid plus che fortemente è stato voluto e che permette di identificare l’Accademia come un sodalizio diverso dalle varie associazioni culturali: il quid plus consiste, oltre ad un approfondimento culturale su varie tematiche, nella ricerca del giusto del vero e del bello. È questo un passaggio chiave per comprendere l’Accademia, ma forse è anche il segreto del suo successo. Infatti l’Accademia sostanzialmente tende ad essere qualcosa di più di una semplice associazione culturale, un qualcosa di più intenso e di diverso e ciò perché, oltre a quell’ arricchimento culturale tipico di qualunque associazione, l’Accademia ha in sé altri due aspetti particolari che sono essenziali e che la fanno essere un vero e proprio sodalizio. Questi ulteriori due aspetti sono la tradizione e quindi l’addentellato storico che le fa assumere una notevole valenza culturale a livello locale e, non certo ultima per importanza, la già ricordata costante ricerca “del giusto, del vero e del bello”. Le problematiche specificatamente culturali e la ricerca del giusto, del vero e del bello fanno dell’Accademia un sodalizio vissuto in modo intenso dai propri componenti, i quali si sentono uniti non solo dal bisogno di fare cultura, ma anche dal piacere di avere la consapevolezza di continuare la tradizione dei loro antenati. In questo senso gli Oscuri sanno di dover offrire un ulteriore arricchimento intellettuale a se stessi e ai loro concittadini, che non è solo estetico ma, soprattutto, socio-filosofico. Gli Oscuri quindi sentono l’orgoglio di appartenere all’Accademia consapevoli dell’importanza nel far perdurare questa storica Istituzione, la prima che sin dalla metà del ‘700 fece e portò cultura, non solo nel nostro paese, ispirandosi a quei principi illuministici tanto cari a persone libere e tolleranti. Essere quindi un accademico Oscuro significa, anche oggi, essere un “Ragguardevole” (così come lo erano e venivano chiamati i nostri predecessori); cioè persone che fanno parte e sono state accolte in un sodalizio culturale composto essenzialmente da donne e uomini dotati di quelle particolari caratteristiche tipiche d’individui che tendono ad essere rette (giusto), leali (vero) e appassionate alla disinteressata ricerca della conoscenza (bello).


Il testo completo, da cui sono stati tratti queste parti, edito dall'Accademia degli Oscuri e il larghissima misura realizzato dall'Accademico Mario De Gregorio (il Garbino) è a disposizione degli interessati nella "Stanza delle Scienze"


                                      Ab umbra lumen


--L'Ingegnoso (discussioni) 15:34, 18 ott 2016 (CEST)